mercoledì 25 maggio 2011

Abitudini alimentari

Dicevamo, delle abitudini.

La prima che viene in mente, a chi conosce anche superficialmente il buddhismo, è la dieta vegetariana.

Sul vegetarianesimo, a leggere un po' di pareri, c'è da uscire matti.
Quelli che se sei vegetariana allora non mangi le uova.
Quelli che se sei vegetariana ti ammalerai.
Quelli che sto cercando di far diventare vegetariano anche il mio gatto.
Quelli che ma allora l'insalata non soffre?
Quelli che ma scavando la terra per coltivare e per prendere le verdure allora non uccidi moltissimi animaletti, insetti, vermi, etc etc?

Allora, posto che
a) dobbiamo pur mangiare,
b) i miei gatti adorano i fagiolini, le patate bollite e lo yogurt, non disdegnano un assaggio di minestra fredda o di torta di verdura, ma devono mangiare proteine per sopravvivere e
c) io sono figlia di due medici e ho ben chiaro che la scienza, anche se è sempre in evoluzione, di solito non dice stronzate gratuite,
ho preso da tempo una decisione. Diventerò vegetariana quando avrò
a) partorito i figli che spero di avere
b) allattato gli stessi se dovrò allattarli
c) educato gli stessi a mangiare in modo completo e sano
dopodichè dichiarerò che tanto il pesce non mi piaceva, la carne rossa poco, i salumi solo alcuni, e pazienza se non potrò più assaggiare gli agnolotti deliziosi del mio amico Blago e l'arrosto dell'Uomo, o mangiare prosciutto e melone. Mi terrò le uova e i latticini e starò benissimo.

Per ora mangio lo stretto indispensabile di carne rossa e bianca per non andare giù di ferro nei valori del sangue. A volte non mangio carne per tre settimane, poi però non mi faccio molti problemi e recupero proteine. E' una questione di gusti e non una scelta aprioristica, ma posso dire che sono fortunata, perchè certo sarà più facile passare al vegetarianesimo per me che per altri.

E non costringerò nessuno a diventare vegetariano con me, anche se questo mi costerà cucinare separatamente. Prevedo però di mettere la mia famiglia in condizioni di rispettare almeno i giorni di precetto, se proprio non si opporranno per principio o non ci saranno motivi medici etc per cui non possono.

Mi sembra importante ricordare che molti buddhisti non sono totalmente vegetariani, ma limitano l'uso dei cibi di origine animale, il che è previsto dal calendario tibetano e in genere buddhista, infatti per i laici i voti completi e la prescrizione di vegetarianesimo sarebbero da adottare solo alcuni giorni del mese (comunque la maggior parte dei giorni, se si prendono i precetti ogni volta che c'è una puja, o circa una settimana nell'arco di un mese contando solo i digiuni della luna, le puja dedicate ai naga e quelle dedicate al Buddha della medicina).

[Una puja è un rito dedicato a una manifestazione dell'illuminazione, o un giorno in cui ci sono preghiere particolari da svolgere. I voti sono facoltativi, tranne quando si celebra un giorno speciale dedicato alla purificazione o al Buddha stesso.]
[I naga sono manifestazioni delle energie della natura legate all'acqua. In senso moderno, rispettare i naga vuol dire aver cura dell'ambiente e mantenere un buon equilibrio con la natura.]
[Il Buddha della medicina è una particolare manifestazione dell'illuminazione che ha poteri curativi. Ognuno di noi può desiderare di divenire un guaritore per gli altri e rispettare i riti del Buddha della medicina fa bene a noi e può darci la possibilità di incanalare energie positive su chi è malato.]

Però, se vogliamo vedere, per mangiare come consigliato dai testi buddhisti, ci sarebbero da intraprendere anche molti altri cambiamenti.

Alcuni sono ovvii e pure consigliati dall'ayurveda, dai testi zen e da chiunque abbia un minimo rispetto per i ritmi stagionali delle coltivazioni e della nostra salute.
Poi, se decidi di mangiare vegetariano, è automatico finire a leggere libri di cucina orientale, indiana, cinese, zen, e quindi inserire cose che procurano grandi spese al portafoglio e dubbie gioie al palato, come il tofu, il seitan, etc.
Non che ciò sia obbligatorio, una bella pasta e fagioli decisamente più nostrana ha lo stesso valore proteico.

Ma, per esempio, come la mettiamo col precetto "non assumere sostanze intossicanti"?
Il vino la birra e i super alcolici, chiaramente, vanno a farsi friggere, il fumo e le droghe anche, e fin qui tutti d'accordo, ma... la sigaretta? il caffettino? il cioccolatino?

Argh. Non bevo alcolici e fumo pochissimo, sto mesi interi senza comprare pacchetti di Marlboro Light, però... levatemi il cioccolato e starò malissimo. Levatemi il caffè e non andrò nemmeno a lavorare, avrò mal di testa, sonno, i riflessi di un bradipo morto di vecchiaia e un umore di merda.

Però... c'è un però. Come si spiega che il caffè non vada bene, ma poi gli orientali bevano tè a tutte le ore del giorno, e conoscano anche dei tè come quello bianco che, pare, hanno l'effetto di tener svegli una notte intera?

Infatti, addentrandomi nei testi per specialisti e precisamente in un libro in inglese sulla pratica del nyung ne (un digiuno di qualche giorno), trovo questa rassicurante notizia: nelle normali giornate di precetto, in cui non bisognerebbe mangiare, dopo mezzogiorno, fino all'alba seguente, per chi esce e va al lavoro sono consentiti, durante le ore di digiuno:
- tè
- caffè
- cioccolato
- zucchero
- miele
- burro
- succhi di frutta senza polpa
Assolutamente escluso il latte, dal caffè e dal tè ma anche dal cioccolato, che deve perciò essere fondente (oh che sfiga, a me piace molto di più di quello al latte).
In pratica, chi non è chiuso in monastero a pregare si suppone possa avere un calo di zuccheri e bisogno di ristorarsi con una leggera merenda.

Aaah ma allora lo vedi.
Cioè, potrei convincermi che vale la pena prendere i precetti tutte le sante volte, così posso bermi un caffè a metà pomeriggio senza sgarrare dalle regole. Perchè ve lo giuro, levarsi definitivamente il caffè era un pensiero atroce. Atroce. Anche se, per addestrare il corpo e lo spirito, quest'estate ci proverò, me lo sono ripromessa da tempo.

Quanto al digiuno, cioè al saltare un pasto al giorno se si tratta di un giorno di puja, a saltarli entrambi quando si tratta di un uposatha o di un sojong, o al fare due o tre giorni disintossicanti senza cibo come nel caso del nyung ne, quella è un'altra storia... Ne parleremo un'altra volta.

[Gli uposatha sono i giorni di digiuno della luna, legati in particolare alla luna nuova, piena e al primo e secondo quarto.]
[I sojong sono giorni di purificazione che possono prevedere anche la disintossicazione fisica.]

3 commenti:

  1. ti leggerei anche se aprissi un foodblog, figurati qui! stare un po' senza caffè fa benissimo. però stare completamente senza è un delitto!
    ti voglio bene. a presto s.

    p.s. desing bellissimo molto mooolto adatto ;)

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  2. Le abitudini alimentari sono difficili da gestire, almeno lo sono per me.

    La tradizione tibetana onestamente non la conosco, nello zen il thè abbonda e il caffè è più che concesso. I monaci zen non disdegnano nemmeno il vino, poi ovvio ci sono i periodi di ritiro dove ci si stringe nella dieta vegetariana e vino e caffè sono banditi.

    Credo che il discorso sulle sostanze intossicanti sia relativistico come tutti i precetti buddhisti, un conto è drogarsi o bere fino a non capire nulla e un conto è un bicchiere di vino(che teoricamente fa anche bene) o una tazzina di caffè dopo pranzo/cena.

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  3. Ciao, allora, tocchi un argomento interessante: il cibo nel Buddhismo.
    Quando vivevo a Kathmandu, tra le altre cose, ho seguito un corso di meditazione buddhista per 5 giorni e, oltre al voto di silenzio, c'erano da seguire anche un sacco di regole sull'alimentazione. Mi hanno colpito quelle relative alle sostanze intossicanti, che prevedevano oltre al fumo, alcool e droghe di vario genere anche le spezie, tipo curry o peperoncino, l'aglio, le cipolle e il caffè.
    Mi sono interrogata dei giorni su questi divieti, poi ho chiesto: le sostanze intossicanti intervengono pesantemente sui canali energetici, disturbando la meditazione e il respiro.
    Ci avresti mai pensato?
    Io no.
    E comunque trovo bellissimo che in realtà non si trattasse di divieti veri e propri, ma di precetti. E' la cosa che mi piace di più del buddhismo: ti "consigliano" cosa fare, ma non esiste mai il divieto assoluto seguito da punizione o senso di colpa. Bellissimo.
    Ma ci sarebbe da parlare per anni di queste cose.
    Sono contenta di avere incontrato il tuo blog ;)) Ciao

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